littleamy

com'è difficile la vita
lunedì, 19 ottobre 2009

Amicizia

Con amicizia si indica un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone dello stesso o di differente sesso, ma anche tra esseri umani ed esseri appartenenti al mondo degli animali. Insieme all'amore, è uno degli stati emozionali fondanti della vita sociale. Bisogna notare che nella parola amico c'è la radice del verbo latino amo(as,avi,atum,are) che significa amare. In quasi tutte le culture, l'amicizia viene intesa e percepita come un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima e la disponibilità reciproca, che non pone vincoli specifici sulla libertà di comportamento delle persone coinvolte.

Esiste ancora l’amicizia nel mondo contemporaneo? Ad una prima osservazione sembrerebbe di no. Spesso il termine amicizia si ascrive nei favoritismi che in molti richiedono nel mondo del lavoro. Eppure l’amicizia come rapporto interpersonale assume ancora un ruolo fondante nella vita sociale dell’individuo. Esistono diversi significati moderni del termine amicizia.

Solidarietà collettiva. In questo secondo senso, amici sono tutti coloro che stanno dalla nostra parte, per esempio in una guerra. Da un lato gli amici, dall'altro i nemici. Questo tipo di solidarietà non ha nulla di personale. Colui che porta la mia stessa divisa è amico; ma di lui non so nulla. A questa stessa categoria appartengono le forme di solidarietà che si costituiscono nelle sette, nei partiti e nelle chiese. I cristiani si chiamano fra loro fratelli o amici. I socialisti compagni, i fascisti camerati. Siamo sempre, però, in presenza di legami collettivi, non di rapporti rigorosamente personali.

Relazioni di ruolo. È la classe delle relazioni di tipo personale, ma basate sul ruolo sociale. Abbiamo qui l'amicizia secondo l'utile, sia quella dei soci in affari, sia quella dei politici. Questo tipo di legami ha ben poco di affettivo, e dura finché dura l'utile da salvaguardare. Vi troviamo, inoltre, molte relazioni professionali, fra colleghi di lavoro e fra vicini di casa.

I conoscenti. La maggior parte delle persone che consideriamo nostre amiche sono, in realtà, solo dei conoscenti. Persone, cioè, che non ci sono lontane come la totalità amorfa degli altri. Sappiamo che cosa pensano, che problemi hanno, li sentiamo affini, ci rivolgiamo a loro per aiuto e li aiutiamo volentieri. Abbiamo con loro buoni rapporti. Però non abbiamo una profonda confidenza, non raccontiamo loro le nostre ansie più segrete. Vedendoli non ci sentiamo felici, non ci viene spontaneo di sorridere. Se hanno successo, o ricevono un premio, o hanno un colpo di fortuna, non ci sentiamo felici come se fosse successo a noi. In molte amicizie di questo tipo c'è addirittura invidia, maldicenza, antagonismo. I rapporti ostentatamente cordiali, talvolta, coprono una realtà conflittuale, o una profonda ambivalenza. Certo, queste persone non ci sono estranee, ci sono anzi vicine. Ma perché dobbiamo chiamare amicizia relazioni affettive così diverse? Siamo di fronte ad un uso improprio del termine. Lo era nel passato e lo è oggi.

Simpatia e amichevolezza. E’ la categoria costituita dalle persone con cui ci troviamo bene, che ci sono simpatiche, che ammiriamo, che ci supportano e che supportiamo, che ci danno dei consigli e che sono un tassello importante  della nostra vita. Il termine amicizia va sempre usato con cautela. Spesso si tratta di stati emotivi labili, superficiali.

La schiera più folta, purtroppo per me, è stata quella dei conoscenti. Gruppi spesso legati da  invidia e maldicenza nei confronti del prossimo. Un gruppo di persone focalizzato su un’idea bigotta e medioevale dove i sentimenti veri non hanno spazio. Non è raro vederli accanire con rabbia e crudeltà verso l’altro, trastullandosi nel renderlo ridicolo e ad escluderlo. Motivi logici: apparentemente nessuno. In realtà il motivo c’è, qualunque psicologo sarebbe pronto a spiegare la questione. L’altro, in particolare un determinato tipo di altro rappresenta per loro una minaccia: catalizza l’attenzione su di se, ha una carriera, un gruppetto di persone che gli/le vogliono bene davvero, ha stile, è tutto quello che loro vorrebbero essere. L’amicizia non è questo, per fortuna! L’amicizia è condivisione, è affetto, è gioia vera, è sorrisi. E per fortuna gli amici veri esistono.

<<C’era una volta un’Aquila dalle ali grandi e forti. Le sue piume erano morbide e racchiudevano in se tutti i colori della terra. Sebbene sapesse volare alto nel cielo, molto in alto, si accontentava di cibarsi dello stesso cibo di alcune frivole galline di un pollaio. Si chinava a terra per raccogliere il mangime e l’aia era  troppo stretta per le sue ali. Le galline facevano gruppo tra loro perché con l’aquila non avevano nulla da condividere. In fondo la temevano.   Un giorno l’Aquila decise di tornare a volare nel cielo azzurro.>> [D. C.]

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categoria: citazioni, diario personale, emozioni, rabbia, new life, ferite aperte


martedì, 29 settembre 2009

Settembre

E’ ormai da tempo quasi incalcolabile che non scrivo più su questo blog. Rileggendo alcune pagine non mi sono riconosciuta in alcune righe. Sapevo davvero scrivere a quel modo? Probabilmente era un’altra me. Quella che non aveva mai sonno e tanto da confidare ad uno schermo.

 

Ne è passato di tempo e ne sono successe di cose. Cambiamenti, esperienze anche se la cattiveria delle persone… beh quella resta sempre la stessa.

 

“Si ritorna all’ovile gente!” e così è stato, così è. Devo ammettere che non mi è dispiaciuto, all’inizio. Ritornare ad una condizione di vita decente, ritrovare gli affetti ancora più rafforzati, avere un’esperienza bellissima alle spalle, una nota in più nel curriculum e un pizzico (bello grosso) d’invidia in più negli occhi di alcune persone non è stata cosa sgradevole.

Eppure, la vita indipendente, l’esser parte di un nuovo mondo hanno lasciato in me un vuoto incolmabile. Il lavoro che non viene, la gente che vuol sfruttarti o semplicemente l’essere troppo qualificata per una mansione o per un’altra.

Le beghe di piccola città qual è la mia, le serate “stesso posto – stesso bar” non mi hanno mai entusiasmato. Ma perché ora mi obbligo a farmele piacere? L’invidia della gente, quella piccola piccola, non può che essere una dimostrazione di quanto tu sia meglio di lei. Un cuore sensibile eppure forte e determinato come il mio non è stato mai troppo capito in questo piccolo pianeta.

Trame di bellissimi rapporti diventano più fitte. Il cotone grezzo ha lasciato spazio ad un cotone egiziano purissimo, intervallato qua e la da bellissimi ricami. Anche se alcune ferite fanno male e continuano a sanguinare questa trama pura e forte mi protegge dalle intemperie. Se solo sapessero come sono veramente io… Deve essere brutto vivere una vita di frustrazioni e di rimorsi. Provo pena per queste persone.

 

La vita mi sta insegnando molto: i miei diritti, quello che voglio veramente non può dipendere dagli altri ma solo da me! Sottovalutare chi non è importante è un buon modo per andare avanti. Tessere ricami su relazioni già solide una buona idea per non far sfiorire amicizie vere ed amori passionali. Il mio destino dovrà riservarmi quello che voglio, quello che fortissimamente voglio! Sto investendo ancora tanto su me stessa. E so che non è tutto buttato!

 

Le foglie hanno già iniziato la loro caduta. La pelle pian piano lascia spazio al grigio del cielo. I mari caldi dell’estate, le onde, la sabbia, il sale sulle sue labbra un bellissimo ricordo da accarezzare quando le nuvole non faranno altro che piangere. La mia mente torna alle acque dell’Arno, ad un’alberata salita ripida, ad una casa polverosa. Ad una scelta di cui non mi pento. Ad un presente che potrebbe essere stato diverso. Annuso l’odore di casa: l’ammorbidente della mia coperta non è mai stato così profumato. Le mie montagne sovrastano i tetti delle case, come sempre.

 

E’ ora (di nuovo) di darsi una mossa!

 

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categoria: diario personale, emozioni, passato, futuro, che ne sarà di me, descrizione di un attimo, come sono io


martedì, 05 maggio 2009

Concentrazione. Oh Dio, l’ho persa tempo fa,  quando i ritmi forsennati di una nuova vita hanno lentamente lasciato posto alla routine semi vegetativa di un tempo.

Si ritorna all’ovile ragazzi…stavolta però è diverso.

Sono una donna ormai. L’esperienza ha arricchito la mia pelle di tagli e cicatrici che mi hanno resa più forte. Di paura ne ho ancora tanta, anche di lasciarmi andare in questo post perché sarebbero davvero troppe le cose da scrivere. Perché la mia vita, seppur apparentemente tornata ad essere quella di prima si è evoluta. Così senti il bisogno di tagliare dei rapporti che si sono ormai logorati da troppo tempo; di dover abbandonare delle abitudini; di fare spazio nell’armadio a capi più consoni al nuovo ruolo da ricoprire.

Eppure nel mio lettore mp3 girano ancora le stesse canzoni, quelle di quando ero in viaggio, quelle di quando avevo bisogno d’ispirazione per scrivere o carica per correre.

E' il momento di agire e non stare più a guardare...

Foto by Francesco Marchetti

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categoria: foto, diario personale, futuro, che ne sarà di me, come sono io


venerdì, 13 marzo 2009

Once upon a time

E' così che iniziano tutte le fiabe più belle. Quasi a ricordare un tempo ormai lontano che non tornerà più.

Ebbene. C'era una volta in cui ci si nascondeva per gioco; bastava affacciarsi alla finestra per sorridere; in cui i pomeriggi d'estate passavano velocissimi abbracciati sotto il sole in un parco; una volta in cui non avrei neanche immaginato la solitudine, le assenze e il dolore che sarebbe venuto dopo. In quel tempo non sapevo approfittare di quello che avevo sotto mano dandolo per scontato o cercandolo altrove.

C'era una volta in cui il futuro sembrava lontano migliaia di chilometri, anni luce spazio temporali.

 

In un presente denso di incertezze e di cibo spazzatura, mi ritrovo a fissare un soffitto che non mi rappresenta e uno stile di vita che spero si modifichi al più presto. E' il presente pregno di egoismo, in cui l'unica necessità incombente è quella di pensare solo ed unicamente a se stessi. Perché con i miei trip mentali e la mia ansia pianificatrice, in un qualcosa che non dipende da me ma solo da come si risolveranno gli eventi, mi sento incapace di donare qualcosa all'altro. Non che il mio futuro sia più importante di quello altrui, ma non ho mai avuto visioni semplicistiche della vita e i consigli orientati a questa tendenza, da parte di qualcuno che non vive sul campo le mie stesse esperienze, anche se dati a fin di bene, non possono far altro che ulcerare la mia mente. Quel pizzico di autolesionismo che si era insediato da tempo nella mia mente si è dilatato esponenzialmente. Quando  ti accorgi che le tue abitudini e il tuo status sociale si sono  radicalmente modificate non puoi far altro che arrenderti all'evidenza, cercando qualcosa che possa rendere più dolce il tuo supplizio.

E' vero anche che, a volte, la pressione è così tanta che per scaricarsi si compiono gesti che non si vorrebbero compiere. Ovunque andrò porterò con me le esperienze e le persone a cui ho voluto bene e voglio bene ma ora è complicato persino gestire le relazioni. Ce lo avevano preannunciato che la ricerca dello stage ci avrebbe mandato in panico ai più di noi. Per lo meno, all'apparenza, la situazione è gestita da me con signorilità...

Guardando le foto before/after ho notato che nei volti di noi masterini si è spento qualcosa. I visi raggianti e anche un po' più torniti sono ora tirati e grigi. E' la cura Polimoda! Bisogna soltando arrendersi all'evidenza. Purtroppo non è soltanto “merito” della salita.

Andare su e giù per l'Italia non è il massimo. A differenza di quello che si possa credere.

Allontanarmi da tutto e da tutti è stato difficile, ma era quello che volevo e quello di cui avevo bisogno. L'unica cosa di cui avevo bisogno. Per crescere, per capire cosa è davvero importante nella vita, per apprezzarne le piccole cose.

Girare da soli per una città che prima non conoscevi, nella quale ormai è difficile che tu possa perderti; incontrare ogni giorno gente diversa; avere decine di nuovi amici, e ancora subire pressioni insopportabili; non sorprendersi più per scorci un tempo solo sognati; rendersi conto che sei solo un granello di polvere in mezzo ad una matassa. Che c'è sempre chi ti scavalcherà, chi ti farà del male, ma anche chi ti darà il suo affetto. Anche quando hai soltanto voglia di piangere, ritroverai la forza di rialzarti perché il futuro ti attende e questa strada, in fondo, l'hai sempre cercata.

 

-15!

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categoria: riflessioni, diario personale, egoismo, che ne sarà di me


sabato, 24 gennaio 2009

 

Future

future is comin'


Nelle prossime settimane si definirà il mio futuro. Ho bruciato tutte le mie risorse? O sono state un investimento produttivo? Combattere con le unghie e con i denti per mostrare quanto si vale e fingere che il dolore non esista...

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categoria: eventi, emozioni, che ne sarà di me


mercoledì, 31 dicembre 2008

Questa è l’ora in cui tutti i pensieri mi fluiscono meglio in testa. Sia che la serata sia stata bella o brutta a quest’ora il mio cervello si rilassa e tutto si fa chiaro. Anche se ho perso la verve di una volta mi ritrovo a scrivere.

Quest’”anno bisesto-anno funesto” sta volgendo al termine. Purtroppo-per fortuna direi. Ogni anno arrivati in questi giorni si iniziano a fare propositi per l’avvenire e bilanci di quello che è stato.

Il 2008 è stato per me un anno meraviglioso e al tempo stesso funesto, colmo di eventi lieti e meno lieti. Sorrisi e lacrime si sono avvicendati più o meno rapidamente.

 

Gennaio: il mese della riconciliazione. Difficile accettare un ripristinarsi di un equilibrio ormai rotto da tempo. Per evadere da casa mi riscopro “sportiva” e trascorro gran parte dei miei pomeriggi in palestra.

Febbraio: il mese delle amicizie universitarie. Con Marina condivido tante giornate tranquille mangiando insieme e facendo shopping; con Raffaella trascorro delle divertentissime serate “lancusiane” all’insegna dell’imprevisto; con Sergio, invece, le ansie per un’imminente laurea. Ci laureeremo con pochi giorni di distanza. Alla mia Laurea Specialistica in Comunicazione d’Impresa e Pubblica, seguirà un periodo di apatia assoluta dovuto al fatto che non trovo lavoro. Non dimenticherò il prof. Tozzi, Pasquale e Stefano che mi hanno reso meno arduo il compito della tesi da specializzanda e gli amici che hanno reso tutto meno duro e che mi hanno dimostrato quanto fossi importante per loro.

Marzo: l’invio di curriculum a raffica per il momento non vale a nulla. Inizia la stagione dei grandi sonni e della vita “in vacanza forzata”. Niente di più terrificante per una che si è sempre spaccata la schiena. L’otto marzo i Subsonica @ Eboli ci sconvolgono ancora con il loro sound e la loro scenografia.

Aprile: trasferta in quel di Milano per un colloquio che non avrà riscontri (ovviamente). Al mio ritorno comprendo l’importanza di una persona che mi è accanto da parecchio. A volte ci si rende conto che per stare bene è necessario prendersi un impegno. Da quel momento Amy non avrà più vita facile.

Maggio: come da tradizione il mese inizia con il concerto a Roma. Anche se devastata, il giorno successivo la mia pelle verrà marchiata con il mio primo tatuaggio. Seguiranno i Trl Awards visti da me e Grazia da un posto privilegiato; le trasferte napoletane alla Feltrinelli e alla Fnac.

Giugno: Ritorno a Milano questa volta per accompagnare mia sorella al concerto di Avril Lavigne. Saranno sedici le ore di fila che dovrò sopportare per accontentarla. Meno male che almeno lei capiterà in prima fila!

Luglio: la stagione delle pausa pranzo in piscina da sola o in compagnia e dei pomeriggi a correre sul campo coni. La stagione dei giorni che corrono veloci, anche troppo per immaginare che non torneranno più. Trasferta a Roma con Grazia, Maia e Deb per assistere al concerto dei Tokio Hotel! Che delirio, mai più. A fine mese si parte! Destinazione: Berlino. E chi l’avrebbe detto che avrebbe fatto così caldo e ci sarebbe piaciuta così tanto?

Agosto: mese trascorso uscendo tutte le sere. Il punto d’incontro era sempre lo stesso: un viale lungo al massimo cento metri dove la gente fa a gomiti per passare. Sono stupidi gli avellinesi? Di più! La fine del mese mi vedrà su una nave da crociera americana a fare mattina tutte le notti in giro per il mediterraneo orientale. Jimmy, Simone, Tizzy, Francy, Jordi, Pierluigi rimarranno i compagni di viaggio più matti che abbia mai avuto.

Settembre: il mese della decisione di trasferirmi a Firenze per dare una svolta alla mia vita ormai troppo apatica per andare avanti. E’ il tempo degli addii o degli arrivederci?

Ottobre: La mia nuova vita è ufficialmente iniziata. Tra corsi mattutini e risate con nuovi amici le giornate passano veloci, per fortuna. Valeria, Chiara, Samantha, Francesca e Giuseppe diventano la mia “famiglia adottiva”.

Novembre: tra serate passate in discoteca e cene tra “colleghi” il tempo passa ancora più velocemente. Intanto i primi progetti vedono la luce.

Dicembre: dopo aver trascorso un ponte dell’Immacolata fiorentino, posso ritornare finalmente a casa dai miei affetti.

Persone vicine e lontane. Questo 2008 ha fatto in modo che conoscessi meglio alcune di loro. Ho guadagnato molti amici e persi molti altri. Non dimenticherò comunque le serate trascorse con Michele ed Alessandro che ora sono spariti dalla mia vita, apparentemente senza nessun motivo. Francesco che è troppo arrabbiato con se stesso per apprezzare il tesoro più grande che abbiamo: la nostra amicizia. Dejavu con cui spero di aver iniziato a gettare le basi per una solida amicizia. Josi che ha trovato la sua strada, per sempre. Manuel e Christian una presenza grossomodo costante da quando ci siamo conosciuti “in mezzo al mare”. Gli amici di sempre: Marianna, Laura ...sento che loro sono pronti ad accogliermi ogni volta che torno a casa. Grazia, la mia insostituibile sorella, che sta diventando sempre più una donna e nonostante tutti i suoi difetti mi piace. Sono sicura che lei mi appoggerà sempre e farà in modo che io resti costantemente fiera di lei.

Un 2008 denso di amore per me, parola alla quale sono riuscita finalmente a dare un senso. Ma non dimentichiamoci che love is pain e per portarlo avanti spesso e necessario lottare, anche con il sangue.

Buon 2009 a tutti i lettori. Affinchè questo nuovo anno vi porti tanti, tantissimi sorrisi.

 

,,,La bellezza di un post spesso risiede nel non scritto,,, 

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categoria: diario personale, dediche, passato, che ne sarà di me


martedì, 16 dicembre 2008

Sulla via del ritorno verso casa i miei occhi sono stati assaliti da una folla di colori, un caos che fa quasi male agli occhi per chi non è più abituato ad essere frastornato dal disordine. Una differenza di paesaggio essenziale: le costruzioni che si infittiscono disordinate, i panni stesi, la spazzatura… Mi ri-immergo nei miei odori, nei miei sapori, nelle risate indisciplinate degli amici di sempre, in quei posti quasi dimenticati ma in realtà solo sostituiti con qualcosa di meglio. Come ha detto una mia nuova amica: “E’ come avere due vite in due posti diversi, con tutti i pregi e i difetti che ne derivano”.

Il mio ritorno non è stato proprio come mi aspettavo: bagagli trascinati troppo a lungo, treno in ritardo, pioggia incessante… e mi mancano già i miei compagni d’avventura ma…mi aspetto una conclusione spettacolare per questo anno che per me è stato davvero pieno di sorprese.

 

perché io ho scelto la migliore stella di tutto il cielo” e quella stella sono soltanto io!

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categoria: viaggi, dediche, emozioni, descrizione di un attimo


martedì, 02 dicembre 2008

Pensare. E' qualcosa che non faccio mai ultimamente. Assorbita totalmente dai miei doveri di studentessa da un lato, amica, casalinga, turista, figlia e sorella dall'altro.

Che giorno è lo so fin troppo bene. Ho il calendario ben in vista per ricordarmi scadenze, i compiti, le spese e così via.


La mia vita è cambiata, dalla sera alla mattina si è rivoluzionata. Ora la sera non si dice più:”Ci vediamo sotto al platani” ma “Ci vediamo sulle scale del Duomo”.

La mia “famiglia” sono diventati i miei compagni di master e la mia coinquilina.

Trascorro con i Polimodiani il 70% delle mie giornate. E pensare che il giorno del test io ero terrorizzata! Pensavo che non sarei riuscita ad integrarmi mai in un mondo fatto di capi firmati e di puzza-sotto-al-naso. Eppure noi Mkc siamo gli anticonformisti della situazione. E meno male che è così. Nonostante stia facendo il conto alla rovescia per tornare a casa sono sicura che il giorno dopo sentirò già la nostalgia di questa indipendenza conquistata e di quella pazzia condensata che esplode durante le mie serate fiorentine. Di fiorentini veri però ne ho incontrati ben pochi. L'accento toscano sono lungi dal prenderlo. Tra milanese, veneto, inglese e pugliese sarà molto ardua la missione.


Ora sembra inutile, ora fuori al limite. La parola programmare non esiste. Ora che ti sentirei più che mai ebbene ti raggiungerei ma non sarà così.




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categoria: riflessioni, diario personale, emozioni, che ne sarà di me, descrizione di un attimo


lunedì, 24 novembre 2008

 

Molto spesso non è tutto così facile come sembra. Bisogna provarle tutte per capire cosa si vuole veramente nella vita. Solo così riuscirai a capire davvero la valenza di tante piccole cose che prima sottovalutavi.

Il sole freddo di novembre sta calando implacabilmente dietro i colli fiorentini lanciando gli ultimi bagliori sulla chiesa di mattoni vivi, che scorgo appena dalla mia finestrella. Gli ultimi raggi si stagliano anche sui tetti marroni delle case basse che circondano quella dove vivo io.

Ora sono io la padrona della mia vita. Tocca tutto a me: sopravvivere o mollare, essere triste o felice. Pulizie, cibo, gestione delle finanze, studio, corsi, uscite, amicizie... e puoi anche non sentirti colpevole se ti finisci una barretta di cioccolato a mezza notte, perché di chili ne hai persi un bel po'. Ti ritrovi a passare settimane intere con persone che prima di un mese e mezzo fa nemmeno conoscevi! Per fortuna che con la maggior parte di loro ti fai un sacco di risate.

Altrimenti i momenti di afflizione sarebbero troppi. A volte vorresti accanto le persone che sono sempre state il tuo punto di riferimento e che ora sono lontane centinaia di chilometri. Sarebbe così bello se potessero vedere attraverso i tuoi occhi quello che stai vivendo. Altre volte vorresti riappropriarti delle tue certezze; altre ancora vorresti pianificare tutto in modo così dettagliato quasi a voler prevedere nelle sfumature il domani. Ma purtroppo non è così. Le promesse vengono disattese e la vita è fatta di imprevisti. Quelli con cui mi da sempre noia fare i conti, quelli che ho sempre cercato di evitare e che invece, a quanto pare, sono entrati prepotentemente nella mia vita. Perché il futuro non lo puoi prevedere, mai. Anche se ti concentri con tutte le tue forze.

"sei in una delle città più belle del mondo" è questo che devi ripeterti fino alla nausea!

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categoria: delirio, lontananza, new life, che ne sarà di me, descrizione di un attimo


mercoledì, 05 novembre 2008

Parole pensate, annusate e strette forte forte di notte. Parole che galleggiano nell'aria, parole dimenticate, parole tenute in piedi senz'attenzione. Quella è stata assorbita da qualcos'altro. Le energie sono cannibalizzate dalla mia nuova vita. E' una fortuna che ci sia poco tempo per pensare. Se si iniziasse a focalizzare l'attenzione sarebbe troppo il male che si sente. Tornare a casa ti fa riassorbire tutti gli odori, riassaporare tutte le sensazioni che ti sei lasciato dietro le spalle. E improvvisamente ti ritrovi a fissare qualcuno come se fosse la prima volta .

Stando lontani da casa si capiscono tante cose. Gli amici veri ad esempio. Quelli restano anche se tu sei lontano. Ti chiamano e ti cercano incondizionatamente perchè probabilmente sanno quanto sia importante per te la loro presenza in questo momento di svolta per la tua vita. Capisci  quali erano le cose importanti e meno importante della tua vecchia vita; le persone a cui davvero tieni. Capisci quanto davvero possono mancare quelle strade familiari, quella vita sonnacchiosa che sola contraddistingue le cittadine piccine. Quanto può far male un treno in partenza. Inizi ad odiarlo e vorresti scendere mentre è in corsa.

E mi ritrovo ad ammirare tramonti, rimanendo stupita come se fosse la prima volta.

 

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